Perché RAT?

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Perché RAT?

Messaggio  vespamodelli il Mar 18 Dic 2012, 14:25

Un amico oldscooterista mi ha chiesto per il suo blog di rispondere ad una domanda: Perché RAT? Non supponeva che con questa domanda aveva tolto una pietrolina sotto una montagna di massi che sono venuti giù.
Ho risposto così . . .

Perchè mi piace il "rat style"?
Il rat rod, il conservativo estremo, la ruggine a vista, chiamatelo come volete.
Da qualche parte forse m'è scappato il perché.
"Perché da sempre mi circondo di cose usate e vissute da altri prima di me e che parlano".
Oggetti che sono stati nuovi al loro tempo e sono stati progettati per durare, tant'è che sono arrivati fino a noi.

Oggi non si produce più oggetti che durino più di un lustro.
Non conviene a chi lo progetta, a chi lo produce, a chi lo vende e anche, per assurdo, a chi lo compera per usarlo.

Dico per assurdo perché solo un imbecille comprerebbe una cosa sapendo che dopo 5/6 anni quella cosa diventa sorpassata, inutilizzabile, quindi inutile.
Ma assurdo è il sistema capitalistico che si autoalimenta di "cose" da produrre, consumare e riprodurre.
La fase successiva a questa accelerazione del sistema non è ancora stata "ipotizzata" da alcun filosofo.
Siamo ancora alla prospettiva Marxiana che ne prevedeva il decadimento e la fine e che invece è stata superata proprio da quell'esserci tramutati in imbecilli.
Ovvero aver accettato di consumare per poter mantenere il sistema dei consumi, accettando la sua accelerazione esponenziale fino al botto.

Imbecilli costretti a consumare per poter vivere. Volenti o nolenti.
E peggio ancora essere da modello per il resto del mondo che non è arrivato a questa fase e fargli schiattare perché anche loro diventino degli imbecilli consumatori.

Che centra con un blog di scooter d'epoca questa manfrina?

Centra, centra . . .

Noi amanti di veicoli d'epoca, fatti come "una volta" per durare, che ci frega dei nuovi prodotti?
I frullatori a massette nemmeno li guardiamo.
I plasticoni che si disfano al sole dopo due anni li detestiamo.
Noi, amanti di quello che era "indistruttibile", noi . . .

Si, pure noi, nel nostro piccolo mondo di nicchia, che riusciamo a ricavarci un po' di svago recuperando ormai costosi rottami, alimentiamo anche noi il verme del consumismo.
Sembrerà strano, che chi si appresta a raccogliere un blocco di ruggine buttato via, si debba sentire dare del consumista imbecille. Ma tale è.
Anche perchè l'imbecille consumista, non è consapevole di esserlo fino a che non glielo si fa presente.

L'imbecille ha saputo da un amico di un amico che in un capanno di campagna giace uno scooter (vespa o lambretta non importa, ognuno ci veda quel che vuole vederci) abbandonato da oltre 30 anni.
Era abbandonato pure il capanno, 30 anni fa, poi i nipoti di chi in quel capanno ci passava le giornate lavorative o magari ci andava solo per una fugace scopata all'insaputa della nonna poco importa.
I nipoti l'hanno lottizzato e le ruspe premono di iniziare a costruire nuove inutili case. Inutili perché siamo un paese in decrescita e abbiamo il 40% degli immobili sfitti.
Certo, il capanno del nonno è tutto pieno di roba d'epoca che varrà qualcosa, i nipoti lo sanno perché comprano quelle robe vecchie su mercatini online e di fine mese che si svolgono in tutte le nostre città e li mostrano cointenti agli amici in visita nella loro casa alla moda.
Perché è di moda possedere cose del passato, ma non è importante sentire quel che raccontano. Quello non è di moda.
Quindi, oltre ai soldi della vendita del terreno è ovvio che hanno intenzione di ricavare soldi anche dai rottami e dalle cianfrusaglie di cui è pieno il capanno.
Fanno parte della loro storia ma loro le danno via per soldi, perchè non in tono con l'arredamento della loro casa. Per quello preferiscono comprare altri oggetti desueti, più calzanti con l'arredamento.

Quindi hanno sparso la voce agli amici degli amici e questa voce è arrivata al nostro imbecille.

L'imbecille a vedere il veicolo con il suo velo di ruggine slavata che nasconde la vernice originale si commuove.
Le selle indurite di un materiale che nessuno realizza più gli fanno venire i fremiti.
Gli adesivi di pin up sbiaditi impudicamente accostati all'immancabile San Cristoforo o addirittura ad una orante Madonna, frammischiati a quelli di gruppi rock, e altri segni vari, lo commuovono. Gli vengono in mente le passeggiate fatte da bambino, ritto in mezzo alla pedana insieme ad altri due cugini sullo stesso veicolo di suo nonno.
L'imbecille fa sforzi disumani per non tradire le sue emozioni più nascoste e non dover pagare questa debolezza con un prezzo maggiore di quello gia esoso richiesto da chi invece sta sbaraccando e monetizzando i ricordi e gli averi del suo di nonno, per comprare all'asta quelli di un altro, ma più prestigioso.
E' evidente che il nonno dello sbaraccatore e monetizzatore non lo portava a spasso in mezzo alla pedana quando lui era bambino.
I nonni hanno sempre una colpa. Sono troppo buoni con i nipoti e quasi mai si accorgono, o se succede fanno finta di niente, che alcuni nipoti vanno soppressi da piccoli, perché crescendo . . . possono solo peggiorare.
Un nonno è quello che ti da più imprimatur di un genitore, è quello che riesce a farti apprezzare anche le cose che i genitori ti rifilano per forza.
Se il nonno non è un imbecille, anche il nipote non sarà un imbecille. Almeno . . . non sempre ma spesso e volentieri.

Torniamo al nostro imbecille.
Paga il rottame più del dovuto, perché si è tradito.
Si, gli è scappato un commento su un fregio introvabile che adorna il veicolo e il venditore, pur non capendo una mazza di ulma, vigano e cazzate simili, ha l'occhio di falco del mercante e ha improvvisato una conoscenza sugli "embellishments" di cui è adorno il caro veicolo del nonno equindi al volo ne ha alzato il prezzo.
Che casuale strana assonanza tra embellishments e imbecille, vero?

L'imbecille ha ceduto al ricatto, e si fa un culo a capanna per caricare da solo ogni piccolo pezzetto del rottame nella sua auto perché il venditore dei ricordi del nonno, appena incassati i contanti, si è ricordato di un urgente e improrogabile impegno e deve scappare via.
Che l'imbecille tirasse il cancello del capanno quando dopo un oretta avesse finito di sudare a caricarsi il rottame. Lui ha altro da fare, vendere, comprare, trafficare e buttare. Non è un imbecille lui, è un falco rapace. Almeno così si crede.

L'imbecille invece è tutto contento. Ha speso il triplo di quello che avrebbe speso tre anni fa ma è contento ugualmente. Anche se un po' si rammarica che solo 5 anni fa forse l'avrebbe avuta gratis e andando oltre nei ricordi, una decina d'anni prima gli avrebbero anche dato dei soldi per portare via quello che invece aveva pagato profumatamente.
Mentre guida, accarezza la coda del veicolo che poggia sul sedile passeggero, toglie la polvere trentennale e scopre la vernice originale.
Qualche graffio, qualche bottarella, un segno di bruciatura accumulata in anni di onorato e vario servizio.
Sulla via del ritorno a casa, ad un semaforo rosso che sa essere indebitamente lungo, si azzarda a guardare meglio il vecchio desueto veicolo ora suo.
Sporco, un po' di ruggine, vernice originale, un mucchio di rari accessori after market, parti in gomma dure ma non sbriciolate, manopole consunte mai cambiate e addirittura un contakilometri integro pur se con il trasparente ingiallito. Il veicolo è praticamente completo. La pedivella scende e il motore gira . . . incredibile.
Tutti quei particolari originali lo fanno gongolare. Ha speso un po' ma ha un veicolo completo e al 90% ancora originale da . . . restaurare!!!

Eccoci, ci avviciniamo al punto . . . perchè è un imbecille

Arrivato a casa, citofona alla moglie che deve risolvere un problema in garage. Una balla qualsiasi per ricavarsi un po' di tempo senza dover darle troppo conto.

Scarica il veicolo, si asciuga il sudore, si accende una sigaretta se lo guarda tutto e fa un completo servizio fotografico da postare sul forum dove sa già che farà schiattare qualche suo pari.

Senza aspettare che la sigaretta finisca ha già cominciato a smontare il veicolo. Ha esperienza, l'imbecille, non è il primo veicolo simile che smonta e rimonta. Ha il garage pieno di veicoli desueti.
Ogni maledetto giorno che viene giù, deve affrontare le lamentele pacate ma costanti della moglie che gli fa sempre la stessa domanda. Perché abbiamo comprato e stiamo ancora pagando, un garage da 4 posti auto e io non posso entrarci con la mia utilitaria perché ingombro delle tue cose?
Ogni giorno.
La risposta è sempre la stessa e sempre diversa. Devo venderne un paio. Devo sistemare. Dammi tempo. Ho capito . . . La prossima estate te lo sistemo. Ma non hai altro a cui pensare? Va bene amoreeeee. E altre ancora finché la fantasia assisterà l'imbecille e la pazienza accompagnerà sua moglie.

Ora è qui, lui e le sue cose. Lui e il nuovo giocattolo, polveroso, con gli accessori rari, con la vernice originale, le coperture in vipla originali, le targhette posteriori stinte ma originali, il vetro ingiallito del contakilometri originale, il fanalino marchiato con il catarifrangente originale, tutto, ma proprio quasi tutto originale e consumato da anni di onorato servizio.
Pezzi fatti con un'altra filosofia. Fatti per durare, per dare soddisfazione di qualità nel tempo a chi li sceglieva. Tipico di tutti i beni durevoli del vecchioi sistema industriale.

Quel veicolo "se potesse parlare" chissà quante ne racconterebbe.

A lasciarlo raccontare . . .

L'imbecille è così preso dal cominciare a smontarlo pezzo per pezzo che quel veicolo sta già parlando.
Cazzo se parla!!! Dopo trent'anni abbandonato da solo in un capanno umido ha tanta voglia di parlare.
Sta parlando da quando gli hanno tolto la vecchia cerata che lo ricopriva.
Ma nessuno lo ascolta.

Il nipote del proprietario perché troppo preso a dare valori per monetizzare. Nemmeno si ricorda più che quel veicolo lo aveva visto nella sua infanzia e lo aveva snobbato. Non si ricorda lo sguardo di suo nonno a quel suo apprezzamento. I falchi non possono perdere tempo con i ricordi. Li comprano gia fatti on line e li espongono in bella mostra per fare vedere agli amici falchi o ai polli che anche loro sono degli imbecilli, se serve apparire tali.

L'imbecille perché troppo preso ad analizzarne il valore da vantare ai suoi pari e poi aggiungerlo al resto di quello che ha già. Sta vivendo il suo orgasmo veloce e non è in grado di ascoltare niente perchè tanto non lo capirebbe.

Il veicolo parla da solo da un pezzo, come un povero animale a cui hanno tolto le catene.
Mentre si sgranchisce silenziosamente un ingranaggio ora ricoperto di vecchio olio colato li dove non colava da tempo grazie ale varie posizioni del trasporto e comincia come un fiume a raccontare.

E' la sua voce.
Salve, era ora che qualcuno mi togliesse quella cerata schifosa da dosso. Quando me la misero ero ancora quasi luccicante. Avevo ancora il decal delle norme rodaggio in bella mostra. Ora è solo un alone.
Guarda ora . . . un velo di ruggine mi ricopre tutto. Mi fa male ogni movimento che faccio, ma piano piano il vecchio olio che è rimasto sta ridiscendendo in punti che ne avevano dimenticato il sapore, mi sento gia meglio.
Salve signore, rivolto all'imbecille, contavo che qualcuno come lei si ricordasse di me.
Sono fermo li da 30 anni. Fino al giorno prima avevo girato allegramente.
Il figlio di colui che mi comprò nuovo a rate mi usava per andare al liceo, fare gite e tante altre cose. Che cosa mi torna in mente ora che ci penso.
Mi ricordo il giorno in cui chiese a suo padre che avendo ormai 16 anni e un patentino "poteva usarmi".
Che giorno quel giorno!!!

Chi mi comprò, non mi usava già da quando era passato all'auto. Una 600, prima, una 1100 dopo, una 128 poi e poi, poi . . . poi arrivò la cerata e non so cquale 4 ruote comprò oltre.
Dicevo che lui non mi usava più come quando da giovane mi comprò a rate.
Rate sudate e lunghe, cambiali grandi come lenzuola tutte onorate, come era dovere allora.
Il primo giro, appena uscito dalla concessionaria, salutai i compagni d'attesa che restavano e mi avviai con lui. Il mio padrone.
Una frana alla guida. I primi 10 km me li ricordo ancora. Sfollava le marce, frenava di botto, imballava il motore in rodaggio . . . ma lo sapevo che era così.
Me lo dicevano quelli che erano usciti prima di me dalla concessionaria e tornavano dopo un po' per farsi montare una sella lunga, un parabrezza, un portapacchi o una candela.
Mai cose serie, sciocchezze o accessori. Poi dopo i primi tagliandi non si vedevano più, ma tutti raccontavano che il primo giro era una tragedia. I nuovi proprietari venivano dalle biciclette, al massimo da qualche bicicletta con motorino aggiuntivo dai nomi strani, aquilotto, cucciolo, mosquito . . . tutti diminutivi. I proprietari erano tutti assolute frane in fatto di motori. Qualche fortunato di noi, magari di cilindrata ben maggiore, se lo prendeva uno che già aveva esperienza delle due ruote, ma il resto erano operai, impiegati di primo livello, contadini che per la prima volta avevano un veicolo a motore. Noi eravamo perfetti per loro. Indistruttibili, poca manutenzione, praticamente eterni. L'orgoglio di una nazione che rinasceva da da una tale quantità di cazzate e vigliaccate di chi l'aveva governata da non trovarsi niente di simile nei secoli precedenti. Almeno, cosi credevano allora, prima che il futuro gli regalasse altre quantità di cazzate, vigliaccate e saccheggi. Ma questo non lo sapevamo ancora ne noi, prodotti indistruttibili ed eterni ne loro i padroni, speranzosi in un futuro di sicuro migliore.

Il primo giro era d'obbligo dalla fidanzata. Che di nascosto lo aspettava lontano da casa per non farsi vedere dall'ossessivo sguardo onnipresente della mamma e scappare al mare.
Il mio primo viaggio fu in tre al mare. Il proprietario, la fidanzata e io.
Il mare era bellissimo. Per strada incontrai tanti e tanti miei compagni di concessionaria e molti altri che erano diversi ma sempre a due ruote, ma di un tipo diverso. Il mio padrone salutava solo quelli a bordo di veicoli come me. Se incontrava altri del modello diverso gli faceva sberleffi una volta sorpassati.
Capì che l'altro modello era in concorrenza con noi e si doveva sempre superarli, sia che fossero al semaforo, sia che fossero in rettilineo o in paurosi tornanti.
Era così e andava bene. Ci vuole competizione nella vita e noi ce la mettevamo tutta a dimostrare che eravamo migliori degli altri. Sempre diversi uno dall'altro, personalizzati e unici. Uguali agli altri lo eravamo solo in concessionaria, dietrio la vetrina. Dieci minuti dopo essere fuori eravamo gia personalizzati dai nostri padroni per essere "diversi".
Alcune domeniche il mio proprietario mi metteva una bandierina e si andava insieme ad altri simili a strombazzare per le strade. Ci si vedeva tutti quelli di un tipo per far vedere agli altri, dell'altro tipo che si era di più, migliori, più veloci e strombazzanti.
Ma non era sempre domenica. Dopo un primo periodo di gite e raduni, il mio proprietario montò un parabrezza azzurro con una mantellina e mi disse, dandomi una pulita accurata. "Preparati, da domani si va al lavoro".
Cominciò un vai e vieni 4 volte al giorno dalla casetta in periferia agli uffici in centro. Acqua, sole, vento, neve, caldo o freddo ogni giorno io partivo alla seconda pedivellata, appena dopo il caffè, ops, la chiusura dell'aria e l'apertura del rubinetto.
Mai un problema serio, mai una panne per mia colpa. In 20 anni ho sempre fatto quel che mi si chiedeva. Ho sopportato olio scadente proprio quando con il crescere dei km, avrei avuto bisogno di olio migliore. Son partito con candele di tutte le marche e non sempre nuove. Anzi, con il passare dei km mi ritrovavo candele che avevo salutato 2000 km prima semplicemente spazzolate.
Candele rosa, bianche, bianche a righine verdi, bianche e marroni . . . ma son sempre partito.
Le gite al mare erano sempre di meno. La fidanzata era diventata moglie e ora avendo un pancione non voleva più salire su di me. Diceva che un'auto sarebbe stata più sicura "per la famiglia".
Cominciai a capire che i tempi erano cambiati quando il mio padrone si fermava sempre più spesso davanti ad una concessionaria che non era quella da cui ero uscito io.
Mi parcheggiava e si passava mezzora o più a rimirarsi delle 4 ruote luccicanti.
Sempre più spesso, sempre più spesso.
Un giorno addirittura fummo sorpassati da un suo amico a bordo di una fiat 500, almeno così capì che si chiamava quel mezzo uovo a 4 ruote, e mentre ci sorpassava urlo al mio padrone ridendo e sfottendo "ancora con quel trabiccolo vai in giroooooo?"

Il trabiccolo capì subito che ero io. Ebbi un rialzo di giri che se il padrone non tirava la frizione l'avrei raggiunto, e gli avrei urlato "trabiccolo io? E questo su cui stai tu cos'è???
Ma il padrone invece si fermò. Mi mise sul cavalletto e guardò pensieroso la 500 allontanarsi.

Il giorno dopo mi lascio in cortile. Uscirono con la moglie e il figlioletto in tram.

Era la prima volta che restavo solo. Non sapevo che potesse succedere. Mille timori mi assalirono ma ero fiducioso del mio dovere compiuto senza fallo alcuno. Dicevo tra me che non avevo da temere nulla . . .

Li vidi tornare felici verso mezzogiorno . . .
Non mi degnarono di uno sguardo.

Nemmeno il figlioletto del padrone era venuto a trastullarsi come faceva sempre sulla pedana a far finta di andare in giro. Quella cosa mi piaceva, anche se una volta il piccoletto mi aveva rotto la chiave dentro il blocca sterzo, ma glielo perdonavo perché era il piccolo di famiglia.
La mia famiglia.

Quel giorno invece scese tutto il vicinato dal palazzone dove ora abitavamo. Loro sopra e io sotto in cortile beninteso.
Scesero tutti come quando andò a fuoco il tre ruote del verduraio che si disperava su come avrebbe fatto il giorno dopo a prendere la frutta e verdura.

Quel giorno invece erano tutti felici e contenti. Tante pacche sulle spalle al mio proprietario. Auguri e complimenti, applausi e progetti, abbracci e attenzioni per . . .
la nuova arrivata.
Una fiat 600 bicolore che mi guardava con aria allegra e sorridente d'avanti e triste e incazzata di dietro. Tipo strano quel 600, forse non era tanto in pace con se stesso, chissà, o forse presagiva gia di essere tra gli ultimi prodotti fatti per durare . . . chissà.

I giorni passarono e io restavo in cortile senza nemmeno il trastullo del figlioletto a giocare a far finta di guidare sulla mia pedana.
Passò un mese e addirittura fui prestato ad un amico del mio padrone per portarlo al lavoro visto che la sua l'aveva fatta finire sotto un tram e prima di un mese non gliela avrebbero ridata riparata a nuovo. E si noi eravamo fatti per essere riparati e non rottamati. Dal rottamaio ci finivi se finivi sotto un carro armato. Se finivi solo sotto un tram ti riparavano!!!

Fui prestato ad un estraneo, quando solo un mese prima non avrebbe fatto avvicinare nessuno a me.
Il tizio inoltre aveva l'altro tipo e mentre lo portavo su e giù per la città continuava a dirmi che la sua era meglio, frenava meglio, correva di più, era più semplice da manutenere, era più bella e così e colì fino a quando non mi girarono le bobine e lo piantai in asso in mezzo ad una nuova tangenziale che mi costringeva a fare ogni giorno in mezzo a camion enormi con rimorchi scodinzolanti e auto veloci strombazzanti bitonali.
Mi feci spingere fin sotto casa per km e quando arrivammo nel mio cortile il tizio era uno straccio imbevuto di sudore a cui si erano appiccicate tutte le bestemmie che aveva tirato per strada, a me, a lui e alla miseria ladra.
Suonò al mio padrone e gli disse imbarazzato che mi ero spento a 8 km da li senza motivo alcuno e non ero voluto ripartire nonostante avesse provato di tutto. Addirittura una candela nuova (spilorcio ce l'aveva in tasca ed era usata e oltretutto a passo diverso, buona per l'altro tipo, non per me!).
Appena sceso il mio padrone, incredulo per l'accaduto, visto che maaaaaaaai l'avevo lasciato a spingermi, mi guardò dubbioso e poi poggiò il piede sulla pedivella per mettermi in moto.
Non me lo feci dire mezza volta partì a prima botta e mi sforzai di mantenere un minimo regolarissimo nonostante la candela stupida che mi aveva montato il tizio e mi pizzicava la testa del pistone.
Il mio padrone lo guardò con una faccia che non dimenticherò mai. Gli stava dicendo che non ero il mezzo per lui, che lui al limite era buono per l'altro tipo di scooter, non per me.
Vedi come parte??? Basta sfiorarla. E rise grassamente.

E graziealcazzo gli dissi io. Ho fatto tutto io!!!

Comunque il tizio non mi volle più in prestito, per fortuna mia ma soprattutto sua perché sta volta l'avrei lasciato ancora più lontano. Disse che anche lui "si sarebbe fatta un'auto".
"Porco" gli dissi e gli augurai che la polizia lo beccasse per atti osceni in luogo pubblico.
Tra me ridevo, ma temevo per la mia sorte ormai.
Mi aspettava il cortile e l'incuria o essere prestato ad estranei. Il figlioletto era ancora piccolo per potermi usare e per di più ora era tutto preso dalla 600 che da come la parcheggiavano o mi sorrideva o mi grugniva. Strano tipo enigmatico, quell'auto. Ma forse era l'unica che mi stava simpatica, era come se sapesse . . . cosa non lo so, ma come se sapesse.

Il padrone mi prese e si fece un giro dell'isolato, allegro per la bella figura che "io" gli avevo fatto fare davanti al tizio che era degli altri scooters.
Lui, forse, forse, lo intuì e mentre allegro mi piegava a destra e sinistra intorno all'isolato, con i capelli al vento, ancora giovane e bello a salutare qualche bella signorina a passeggio, mi disse. Domani ti porto al capanno in campagna, che qui prendi solo umido e quando avrà 16 anni porterai in giro mio figlio. Mi fido di te.

E così fu.

La domenica successiva, il mio padrone tutto profumato e ben vestito, mi tolse il parabrezza, lo impacchettò su portabagagli di dietro e mi mise in moto.
Facemmo un bel po' di strada, come una volta. Uscimmo dalla città che si era ingrandita ma ingrandita tanto e, appena fuori, ci fermammo in una trattoria. Li lo aspettava una beeeeeella signorina, che lo accolse con uno sguardo che ancora mi bolle la miscela a pensarci. Al mio padrone gli bollì qualche cos'altro, perché bevvero in fretta un campari e poi lui salì su di me e la signorina ci seguì con una bella 4 ruote scoperta fino al capanno.

Li successero certe cose che non sto a raccontarvi, anche perché non ero mai stato in una casa di padroni e non so che facessero un padrone maschio con una femmina.
Di sicuro cose che a loro piacevano molto, perché le fecero con tanto sentimento che capì che gli piaceva ad entrambi farlo.
Lei diceva sempre ancora, ancora, ancora e lui, si, si, si.
Io ero li nel capanno zitto e muto. No so se era imbarazzo o meno non avendo mai visto fare quelle cose. So solo che mi sentivo accalorato pur essendo fermo da un'oretta buona e sentivo il pistone più stretto nel cilindro . . . non so come dirvi. Tipo una grippatura che sta per arrivare . . . una cosa strana ma . . . pure piacevole. Chissà che miscela mi avevano dato.

Dopo un po', si rivestirono ed uscirono. Mi lasciarono li nel capanno, solo soletto. Almeno non pioveva pensai io e mentre uscivano gli urlai "tornate, vi prego . . ." ma non mi udirono e sentì chiudere il catenaccio. Se ne tornarono con la 4 ruote scoperta.
Tornarono altre volte, quasi ogni 15 giorni. A volte la signorina non era la stessa, a volte ci veniva il tizio, quello a cui mi aveva dato in prestito, pure lui con qualche signorina. Ci feci l'abitudine e il cilindro non stava nemmeno più stretto nel pistone come quella prima volta.
Ogni volta però il padrone mi metteva in moto, mi faceva fare un giro li vicino, mentre la signorina si rivestiva. Non sempre parrtivo a primo colpo ormai, anche perché avevo sempre quella candela inadatta che proprio bene non mi faceva alla testa.

Passarono credo anni in questo modo, fino a che un giorno, sento aprire la porta del capanno e invece del padrone o del tizio suo amico entra un ragazzotto tutto brufoli con suoi amici.
Chi sei, gli grido io. Ma prima di urlare al ladro, al ladro, lo riconosco.
Era il figlioletto, quel mascanzoncello che si era tanto trastullato a giocare sulla mia pedana.
Ero felice di rivederlo, quanti anni avevo passato nel capanno? Beh, evidentemente un bel po' perché era bello che cresciuto il ragazzino. Era quasi un uomo.
Ma mentre gli sorridevo, un suo amico mi smonta il cofano, mi toglie la candela ed esclama "chicazzo gli ha messo sta candela qua?" e finalmente la butta via in campagna. Dal taschino del giubbotto di jeans tutto scribacchiato e pieno di toppe colorate tira fuori una candela nuova con una sigla mai vista. In pochi secondi, con fare da intenditore dà due pedivellate senza e poi la monta sulla pipetta. La poggia al carter e rispedivella. Guarda la faccia ansiosa del figlio del mio padrone e sorridente esclama. La corrente arriva, è già una buona cosa. Poi mi apre il tappo del serbatoio e mi scrolla tutta. Lo inondo di vapori. lui si scosta e con faccia da saputello dice agli altri. La benzina c'è, ma chissà da quanto è qui, aggiungiamola. Prelevatene un po' dai nostri motorini, dai.
Arriva un fiasco di rossa miscela fresca con varie percentuali di olio e di diversi tipi. Ne sento uno che non sentivo dai primi giorni di vita. Come si chiamava, cast, casb, castrato, castrol!!! Si era castrol ricinato, cazzo, roba da corsa, da smanettoni.
Mi imbriacano di questa miscela e mi aprono il rubinetto. Il saputello, guarda tutti con fare spavaldo e dice, la benzina scende, la scintilla c'è, scommetto un Tex che parte al secondo colpo.

Non so che roba sia un Tex, ma io stavo per dire al ragazzino che avrebbe perso la scommessa perché, visto che mi aveva messo una candela scintillosa da far paura, benzina nuova e mi aveva fatto riassaporare il castacan , castrol come diavolo si chiamava . . . beh, io sarei partito al primo colpo e non al secondo.

E così fu!!!

Fu tutto un attimo. Gioia, spolverata generale, urla, gonfiaggio alle gomme con pompa a mano, abbracci, cofani smontati e sfottò di 4 o 5 ragazzotti entusiasti che mi ritrovai in un attimo in strada, con un bellissimo sole in faccia che dovetti chiudere la parabola per non accecarmi e già correvo su strade di campagna polverose.
Ero attorniata da stani ciclomotori e motociclette e uno scooter come me ma moooooolto più moderno. Non saprei dirvi in cosa, ma sprizzava modernità. Anche se sotto sentivo che era uguale uguale a me, magari un travaso in più o più grosso, un carburatore più grande ma la sostanza era quella.
Non so che mi prese ma andai alla grande, tiravo più di tutti, pure di quello come me ma nuovo.
Mi divertivo a vedere le facce dei ragazzotti strabiliati dalle mie prestazioni.
Fu una gita bellissima e quando mi riportarono nel capanno ero sfinito, avevo il fiatone e i paraoli ingrossati, ma ero felice, felice, felice che non so dire altro.
I ragazzotti tornarono il pomeriggio dopo, e quello dopo ancora, ma lo facevano di nascosto, rimettevano sempre tutto come avevano trovato.
Avevo capito perché . . . il figlio del mio padrone non aveva ancora l'età o il mio padrone non voleva che mi toccasse.
Questo mi faceva sentire riapprezzato, nuovamente. Il ragazzotto ricominciava a giocare con me e il mio padrone era nuovamente geloso. Che bello!!!
I ragazzotti tornarono ancora per tanti giorni fino a quando un sabato mattina di fuga scolastica non so per quale sciopero del Viet Nam o Cambogia chi se lo ricorda più per tanti che ce n'erano, dopo che avevamo gironzolato nelle deserte stradine di campagna, al rientro nel capanno . . .
spalancando la porta per rimettermi a posto il ragazzotto attorniato dalle facce ebeti dei suoi amici esclamò. Papà che cazzo ci fai sopra la nostra supplente di scienze nuda?

Fu un momento veramente, ma veramente imbarazzante per tutti.
Un susseguirsi di balbettii, io, tu, noi, non pensare che . . . guarda che . . . risatine, non è quello che sembra . . . occhietti furbi e facce rosse . . . è facile da spiegare . . . interrotto all'improvviso da un autorevole e sorpreso " voi piuttosto che ci fate qui? Dovreste essere a scuola!" La supplente occhialuta tettona, rivestitasi e ripresasi dallo schianto aveva rincarato la dose con un " domani facciamo i conti dal preside".
Io ridevo, ridevo e ridevo, credo che ognuno di loro fosse in fallo con l'altra parte e ognuno aveva sparato le sue cartucce e ora si attendeva il botto.

Mentre il mio padrone e la supplente tettona e occhialuta, ma veramente strafiga si davano un ritrovato contegno e tentavano di raggiungere una posizione di forza, il saputello della messa in moto, che si era squadrato la supplente massaggiandosi una scoloritura sui jeans proprio alla cerniera disse in modo da farsi sentire da tutti.
Ma tua madre lo sa? Viene anche lei dal preside domani?

Gli occhi di fuoco del mio padrone e "e guance ancor più rosse" della supplente abortirono una furiosa reazione in uno sgonfio "ragazzi ragioniamo".

Fu un parla parla di mezzora buona che non vi sto a raccontare ma vi lascio immaginare. Le controparti tra minacce e promesse raggiunsero il seguente accordo.

La mamma e il preside non avrebbero saputo nulla.

Il ragazzotto avrebbe avuto il permesso ufficiale di usarmi me per andare a scuola o dove cazzo gli pareva. Si disse proprio così a suo padre e alla supplente. Dovequandocazzo mipare!!!

La supplente sarebbe dovuta essere molto accomodante con il resto dei ragazzotti perché tutto finisse li.

E tutto si accomodò e fini lì.

Il mio padrone continuò ad andare al capanno, ma credo per coltivare l'orto intorno, visto che tornava a casa sempre triiiiiiiiste e affaticato senza il sorriso ebete di quando se ne stava con le signorine.

L'amico saputello, una volta lo rividi al capanno da solo ma con la supplente tettona che si dimenava più che con il mio padrone e sempre a dire, ancora, ancora, ancora e il saputello a dirgli . . . hem troia, troia, troia o na roba così!!!

Si, i tempi erano cambiati.

Il figlio, accompagnato dal padrone teso come un cavo di frizione, mi portò a casa quel giorno stesso e una volta parcheggiatomi nel cortile di una nuova graziosa villetta mai vista prima, gridò alla madre alla porta. Mamma, mamma, sai che ha fatto papà . . . nel mentre il mio padrone diventava bianco come una candela di carburazione magra, il figlio continuò dopo aver dato uno sguardo di assenso al padre . . . Mi ha dato il permesso di usare Dolores!!!

Chicazzè sta Dolores, pensai io!!!
Cazzarola, Dolores ero io!!!!
Iooooooo, che mi ero sempre definito "masculo" col pistone che si ingrossava quando lui faceva le porcherie al capanno e mo vengo a sapere che mi chiamate DOLORES!!!

Che doloreeeeeees . . .

Vabbè, tralasciamo.

Gli anni passati con il mio nuovo padrone furono intensi e brucianti.
Intensa attività, su e giù da collettivi studenteschi, manifestazioni, "fughe vigliacche davanti alla scuola" inseguimenti, mazzate. Quante mazzate in quegli anni. Qualcuno si fece male sul serio. Mi riempirono di adesivi. Di tutti i tipi. Politici, commerciali, di cantanti rock.
Uno mi piaceva particolarmente e lo avevo doppio davanti e di dietro. Era una lingua che faceva la boccaccia. Mi piaceva perché io ero felice e facevo le boccacce a tutti per la felicità di vivere quegli anni, cosi intensi e brucianti.

Brucianti perché una sera a momenti vado a fuoco quando una banda di cretini indicando un mio adesivo forse "di qualche associazione di contadini e fabbri", mi versò sopra della benzina e mi buttarono uno cerino acceso addosso.
Se non uscivano gli amici del mio nuovo padrone a spegnere il fuoco con un soprabito verde con il pelo bianco dentro . . . mi avrebbero bruciato a me, Dolores.
Si ormai convivevo tranquillo con questo nome da femmina perché avevo scoperto che era il nome di una femmina coi cojones, una certa Dolores Ibarruri che era stata tosta e battagliera in non so quale guerra civile tra rossi e neri in Europa. Ah, si in spagna, più di 40 anni prima.
Insomma scansato l'incendio, a parte qualche annerimento sulla vernice, assistetti ad un parapiglia che non vidi più per anni e anni.
La domenica ritornai spesso al capanno e portavo il mio ragazzotto e la sua ragazzotta. Facevano le stesse cose che faceva il padre anni prima. Ma loro lo facevano diverso.
Erano infuocati, un continuo e nelle pause si fumavano delle sigarettone puzzolenti che li doveva far stralunare perchè parlavano di radiosi futuri, lotte da terminare e altre da cominciare. Di consumi da diminuire e meno rifiuti da buttare. Di fiori colorati da mettere nei fucili e ciminiere a strisce puzzolenti da abbattere, di uguaglianza e solidarietà e terzo mondo da risvegliare. Di viaggi a Cuba e libretti rossi, di tutto e subito e di fantasia al potere.
Tra un sogno e un proclama, una fumata e una scopata, una visione e un dramma, ma sempre in movimento con il corpo, con la mente e con me a portarli a spasso.
Erano dei bravi ragazzi, ci credevano, lo sentivo che ci credevano in quel che dicevano e sognavano e sarei curioso di sapere se ci sono riusciti.
Dopo un po' di anni, si sposarono, fecero un figlio, credo sia quello che mi ha venduto a te, ma non ha mai giocato con me.
E' cresciuto con la nonna, perché sua madre dopo un po' non l'ho vista più. So che era partita per l'India, il tibet o non so quale paese delle allucinazioni a cercare non ho capito cosa non trovava qui e credo non l'abbia ancora trovata nemmeno li, perchè non è ancora tornata.
Il mio secondo padrone, da allora è cambiato, mi parcheggiò anche lui nel capanno, dopo aver tolto molti adesivi che aveva messo.
Come per cancellare dei ricordi . . .
Non ho mai capito se era pentito di averli messi o se temeva che qualcuno mi desse nuovamente fuoco, non so.
So che è diventato uno importante, una volta intravidi il suo volto invecchiato su un giornale volato nel capanno dalla finestra rotta.
Come se il vento e la campagna intorno mi volessero dar notizie di lui che mi aveva ridato quella seconda bellissima e indimenticabile giovinezza.
Si occupava ancora di lotte ma ora aveva giacca e cravatta ed era attorniato da altri vestiti come lui. Era invecchiato, lo sguardo rassegnato, forse cinico e disincantato, forse solo una mia impressione ma era uno sguardo perso altrove, chissà dove.

Poi da allora ho passato altri anni tutto soletto.
A volte è tornato il mio vecchio primo padrone, tutto bianco e curvo, con il nipotino, quello che mi ha venduto a te una volta morto il mio primo padrone. Il nonno gli chiedeva se voleva giocare su di me ma dallo sguardo schifato del bimbetto tutto vestito pulitino e perfetto, credo proprio che non gli piacesse. Una volta al vecchio gli scappò di dire felice "quando vorrai sarà tua" e il bimbetto facciadicazzo gli rispose che a lui gli faceva schifo e da grande voleva la biemmevvu o la emmevu chi se lo ricorda più il nome.
Quello che mi ricordo fu la faccia del nonno, quello che mi comprò.
Dallo sguardo avvilito so che gli avrebbe voluto dare un meritato ceffone e invece gli fece una tremante rassegnata carezza.
Glielo avrei dato io il ceffone se non avessi avuto le ruote a terra mezze aperte e quella maledetta cerata sopra.

E alla fine siamo a noi, quel che è stato è stato e da quel poco di esperienza che ho mi aspetta una terza giovinezza . . .

Non fini di dire l'ultima parola che nel frattempo l'imbecille l'aveva smontata tutta.
Ne era passato del tempo. Era mezzanotte inoltrata. Era in garage dalle 2 del pomeriggio ed era riuscito a smembrare il veicolo appena acquistato in quasi tutti i suoi pezzi fondamentali.

Non aveva ascoltato una parola di quello che il veicolo gli aveva raccontato.
Non leggeva i suoi graffi, le sue bruciature, le decal dei suoi santini ricoperti dagli adesivi dei doors e dei rolling stones.
Le firme ormai scolorite da non vedersi più degli amici del secondo padrone fatte con i pennarelli giotto, i segni di quelle due vite precedenti cariche di fatti quotidiani uno appresso all'altro che chiamiamo storia.
Non aveva ascoltato il passare di quasi 50 anni da quando il veicolo era uscito da quella luccicante concessionaria.
Come quel giorno, "come uscito di fabbrica", lui il veicolo, non lo era stato più.
Ogni giorno un segno, ogni giorno un evento, ogni giorno una scoloritura, una piccola usura lo avevano segnato come un guerriero.
Perché lui era stato pensato e fatto per durare e lo aveva dimostrato.
Un energico lavaggio, un detersivo per lavabi e sarebbe tornato quasi come da nuovo.

Quasi come da nuovo perché il momento della nascita è uno e uno solo, poi si cresce, si matura e si invecchia e se le cicatrici che segnano questo percorso non sono gravi da distruggere, donano fascino e bellezza.
Quel fascino che porta gli imbecilli come noi ad innamorarsi di quei segni, di quella storia.

Allora perché l'imbecille che l'ha comprata sta gia telefonando al sabbiatore per cancellare tutto e rifare il veicolo "come uscito di fabbrica"?

Lui il veicolo non si accorse di nulla.
Una volta smembrato fu imbustato, catalogato e inscatolato. Poi fu ricaricato su una 4 ruote, roba moderna station wagon, aria condizionata e navigatore satellitare. Ogni tanto riassemblava coscienza ma non riusciva a parlare più. Lo smembramento lo aveva disattivato. Ogni singolo pezzo ora raccontava un pezzo di storia e insieme non se ne faceva una intendibile.
Ma tanto . . . l'imbecille non lo aveva ascoltato. In tutto quel tempo che lui aveva parlato, parlato e parlato, che aveva fatto vedere i segni, le botte, le stagioni, speranzoso di una terza rinascita per continuare a raccontare . . . lui pensato e costruito per durare . . . era diretto alla cancellazione della sua e altrui memoria.
Era diretto prima dal sabbiatore e subito dopo dal carrozzaio,
La ruggine superficiale e le poche marginali ferite sarebbero scomparse per sempre con un "reset" di sabbia di fiume o di microsfere di vetro.
Quei segni che avevano allettato l'imbecille a comprarlo e pagare tanto "il riscatto" chiesto da quel nipote facciadicazzo che lo vendeva, sarebbero stati cancellati.
Una lista di pezzi nuovi in sostituzione di quelli suoi usurati era già stata scritta, approvata e spedita via web ad uno dei tanti spacciatori di ricambi nuovi rifatti.
Una micropallinatura avrebbe reso i carter come mai lo erano stati in vita sua.
Una moderna vernice simile ad una glassa per dolci lo avrebbe ricoperto in due strati ad imperitura uniformazione con altri sfortunati recuperati e riomologati, resettati come sarebbe diventato lui, dopo il restauro totale!!!

L'imbecille non sapeva ne leggere, ne ascoltare.
Sapeva riconoscere, scovare e ricercare l'originalità e il fascino della ruggine superficiale dei vecchi veicoli, ma soffriva di eiaculazione precoce e ne godeva solo per il momento della scoperta e dello smontaggio. Godeva di quel fascino di originalità consunta, di rugginosa storia, ma vedeva e capiva solo un restauro tutto luccichi e omologazione.
Perchè era un imbecille, ingranaggio di un sistema che deve distruggere per ricostruire, invece di salvare e recuperare.

E torniamo all'inizio! L'educazioine da imbecille ci porta a vedere le cose da imbecilli. Dobbiamo cancellare il passato e riscriverlo sotto forma di leccalecca.

L'omologazione chiede questo perchè questo è in linea con il sistema, consumare nuovi ricambi, odierni, rifatti, adattabili, fatti da cinesi e indiani ma spacciati per italiani da spacciatori italiani. Anche la nicchia di chi vuol recuperare si deve assoggettare al rifacimento totale, al cambiare il cambiabile, invece di salvare il salvabile.

L'imbecille si era avvicinato a quel mondo come molti, trascinato dall'emulazione e dalla moda del momento.
Ai pochi che gli facevano notare che era un delitto cancellare la storia di un veicolo conservato, rispondeva che il veicolo era suo e ne faceva quel che voleva.
In questo spalleggiato dagli spacciatori di ricambi luccicosi e i carrozzai dall'acrilico facile e dalla sabbiatura obbligatoria. Spalleggiamenti interessati che della filosofia del recupero e dello stile cubano dell'arrangiarsi non ne volevano ne sapere ne parlarne. Il verbo è "tutto nuovo e luccicante" "come uscito dalla fabbrica, anzi, di più".

Per anni, l'imbecille ha fatto quello che facevano gli altri. Si uniformava a regole dettate da chi aveva trovato il modo di speculare anche in questo settore.
Per anni era stato attratto dalla ruggine del rudere, dal motore che partiva al primo colpo dopo trent'anni e poi ignavo aveva smontato, sabbiato, micropallinato, ricromato rizincato e riverniciato impropriamente omologando tutto ai dettami altrui.

Per anni l'imbecille aveva cancellato quello che lo attraeva e non era capace di capire il suo agire.

E' tipico degli imbecilli, seguire quello che dicono e fanno altri imbecilli. Impegnarsi ad essere più imbecilli dei maestri che gli indicando le regole per l'imbecillità.
Gli imbecilli hanno ideato trofei per premiare la migliore cancellazione, la migliore omologazione, la perfetta uniformità e altri imbecilli ne hanno fatto motivo di cieca ragion di vita e qualcuno meno imbecille ma più scaltro, una ragione di guadagno. Di lucroso guadagno.
Basta mantenere gli imbecilli in forma di imbecilli e non fargli arrivare strane idee.

C'è qualcuno che va dicendo che recupera i vecchi veicoli mantenendo il più possibile quello che hanno da raccontare e addirittura dice che lo fa con un detersivo per lavandini e un pacco di spugnette per piatti.

Solo un "imbecille" può dire queste cose, dicono di lui gli imbecilli.

Qualche imbecille meno imbecille degli altri, volle provare e per miracolo, quell'orgasmo della prima vista del rottame rugginoso non gli durò solo il tempo di sabbiare tutto, ma gli durò a lungooooo, molto a lungo. Gli durò ogniu giorno che riguardava quei segni del tempo che aveva imparato a saper lasciare. Erano quelli che gli davano l'orgasmo e da imbecille li aveva sempre eliminati.

Da allora si è dato dell'imbecille per aver sabbiato pure la sabbia e cerca disperatamente rottami da mantenere come sono e scopre con rabbia che non ce ne sono quasi più.

Ognuno di noi è un imbecille per l'altro se non sa ascoltare e decidere poi con la sua testa.

Io so che tipo di imbecille sono, e voi?

A Cuba, unico paese che si è ritrovato ad essere comunista per volontà degli yankee di necessità da embargo ne hanno fatto una virtù e uno stile.
Recuperano ti tutto e di più in tutti i modi e senza regole ma facendo impazzire d'invidia gli occidentali che guardano quel che circola da loro.

Non so se è rat, rusty, arrangio o cosa ma a me piace. Non è da imbecilli.
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Re: Perché RAT?

Messaggio  Dalvo il Mar 18 Dic 2012, 19:14

Un pò lunghetto ma pienissimo di passaggi condivibilissimi!!!
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Re: Perché RAT?

Messaggio  damo il Dom 24 Mar 2013, 11:08

Bella!!!
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Re: Perché RAT?

Messaggio  vespamodelli il Dom 24 Mar 2013, 20:09

Muy obbrigado
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Re: Perché RAT?

Messaggio  Enea NAONIAN SC il Lun 25 Mar 2013, 15:36

Se scrivi un libro, io lo compro!
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Re: Perché RAT?

Messaggio  fango il Mar 26 Mar 2013, 22:10

lo compro anche io!!
condivido tutto di quello che hai scritto..
aspetto solo che il tempo si impossessi dei miei mezzi per conservarli al meglio!
e sopratutto spero di non dover mai separarmi da loro!
saluti
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Re: Perché RAT?

Messaggio  Pier17 il Mar 14 Lug 2015, 00:01

Beh complimenti!!!! E tra l'altro mi ha fatto bene leggere tutto questo dato che in testa ho proprio un progetto rat😁😁😁

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Re: Perché RAT?

Messaggio  vespamodelli il Mar 14 Lug 2015, 09:57

Very Happy Very Happy Very Happy
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Re: Perché RAT?

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